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Aikido Aikikai Parma

Dojo di Aikido affiliato all'Aikikai d'Italia. Le lezioni si svolgono presso la sede del Kyu Shin Do Kai, via Anedda Luigi 9A, 43122 Parma Orario lezioni: Mar: 18.30 - 20.00 Mer: 19.00 - 21.00 Ven: 19.00 - 21.00 L'aikido L’aikido è un’arte poliedrica che affonda le sue radici nella storia della cultura giapponese discendendo dall’antica tradizione dei samurai. La sua realizzazione moderna è dovuta all’opera di Morihei Ueshiba (1883-1969), singolare figura di mistico e di poeta, che con spirito indomabile andò elaborando nel corso dell’intera vita una sintesi originale delle forme tradizionali di combattimento ricomponendole alla luce di una nuova filosofia. La forma attuale L’aikido nella sua forma attuale è il frutto della maturazione del pensiero di Ueshiba. Nel 1943, quando la guerra era nel pieno del suo svolgimento, abbandonando tutti i legami fino ad allora avuti con l'esercito e col mondo delle arti marziali, si ritirò in volontario esilio ad Iwama, un piccolo paese nascosto tra le montagne. Qui, coniugando la meditazione allo studio delle arti marziali e all'amore per la terra, diede vita all’Aikido come oggi lo conosciamo: un’arte che trascende i confini della mera marzialità per diventare una filosofia di vita “in quanto Via di tutti coloro che coltivano il grande amore per il cielo e la terra”. Fu proprio la riflessione sulle tragiche conseguenze del conflitto mondiale e l’esigenza di una ricostruzione anche morale del Giappone, che spinse Ueshiba a creare un’arte che allenasse l’uomo a relazionarsi in maniera non distruttiva con l’altro. Notevoli appaiono le differenze tra l’aiki-jutsu dell’anteguerra (tecniche di combattimento tese alla vittoria sull’avversario), e l’aikido: un sistema di meditazione volto a sviluppare una maggiore calma e sicurezza interiore al fine di un innalzamento spirituale, alla costruzione, con coraggio e generosità, di un ideale che insegni ad affrontare le difficoltà della vita senza esserne schiacciati. Il nome A segnalare il cambiamento di filosofia Ueshiba attribuì alla sua arte un nome nuovo: Ai (unione, legame, amore), ki (energia, spirito, volontà), do (metodo, via, strumento); termine usualmente tradotto dai dizionari italiani come: Via dell’unificazione degli spiriti. La pronuncia di ‘aikido’ in italiano è piana [ai’kido]. Scriveva Ueshiba che: AI (amore) non è lotta … Non esiste nemico nell'Aikido. Vi sbagliate se pensate che il Budo (arte marziale orientata in senso spirituale) significhi avere avversari e nemici ed essere forti e farli cadere. Non ci sono né avversari né nemici per il vero Budo. Aikido e sport L'Aikido non è uno sport e non vi sono gare, ma un'arte il cui fine è la conoscenza ed il miglioramento di se stessi e non la vittoria sull’avversario. Ma anche nella nostra cultura si ritiene che nell’amicizia non c’è chi domina e chi è dominato, c'è unità, rispetto vicendevole; e in tal senso nella pratica dell’aikido, l’antitesi tra i due contendenti è solo lo strumento per un reciproco affinamento in vista di una sintesi superiore. La forma dell’aikido Esteriormente l’aikido si presenta come un elegante ed efficace metodo di autodifesa i cui movimenti sono basati sul principio della rotazione sferica. Tecnicamente le sue fondamenta sono molteplici e affondano negli innumerevoli stili di lotta che il Fondatore apprese fin dalla gioventù. La pratica si attua attraverso un particolare metodo di attacco sviluppato dai "kata" (forme di esercitazione codificate, utilizzate anche in altre arti), con movimenti che consentono di utilizzare un ritmo molto potente senza causare danni ai praticanti. L’aspetto essenziale in questo tipo di allenamento, basato sulla capacità di guidare e sulla disponibilità ad essere diretti, è che si venga a creare una totale assimilazione (unione) con il partner. Le caratteristiche che vengono sviluppate sono da ricercare nell’aumento della forza dinamica, sia fisica che spirituale, nella crescita della tolleranza e della disponibilità verso l’altro. A partire dal dopoguerra l'aikido si diffonde in tutto il mondo giungendo stabilmente anche in Italia all’inizio degli anni sessanta.

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